Spazio agli spazi col progetto “Spazi aperti” / More space for spaces with the project “Spazi Aperti”

28/10/2011 § Lascia un commento

Massimo Giovanardi

[for the English version see below]

Ci sono aspetti che stanno a monte di qualsiasi ragionamento sul branding territoriale. Il consumo del territorio è un questione sempre più delicata, specialmente nel nostro sovra-cementificato Paese. La mostra “Spazi Aperti” svoltasi alla Triennale di Milano dal 23 settempre al 9 ottobre è stato un momento molto significativo di questo rinnovato interesse per questo tema. Lo scopo era quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sugli spazi posti intorno all’area che ospiterà EXPO 2015. Sono queste le uniche aree verdi e per così dire “vergini” che rimangono nella città meneghina e perderle sarebbe terribilmente nefasto. Una serie di scatti fotografici (come quello sottostante) hanno colto questi inusuali scorci in una maniera inedita e molto interessante. È difficile immaginare che a pochi chilometri dalla giungla urbana è possibile imbattersi in fiumiciattoli, alberi e aree incontaminate. Uno scenario bucolico che sorprendentemente è solo pochi passi oltre l’ultima fabbrica, l’ultima palazzina, l’ultimo immenso cartellone pubblicitario.

Non solo immagini e poesia, perché questo reportage visuale è parte di un progetto scientifico più ampio promosso dalla fondazione Cariplo e coordinato dal Politecnico di Milano. Oggetto di studio la pianificazione delle aree urbane e la salvaguardia degli “spazi aperti”. L’iniziativa ha come scopo quello di evidenziare i rischi del sovra-consumo dei nostri territori, nonché quello di calamitare l’attenzione di tutti sull’impatto che questi incontaminati spazi pubblici hanno sulla qualità della vita urbana. Lo studio mostra che Milano non può davvero permettersi di perdere questi ultimi spazi verdi: senza di essi, il terreno non sarebbe più in grado di assorbire la CO2, uno dei più temuti gas serra.

Occasioni come questa mostra sono senza dubbio momenti di riflessione essenziali sia per la comunità scientifica che per quella del business. È davvero vitale riaffermare che un consumo del territorio selvaggio e non coscientemente pianificato deve essere contrastato in tutte le maniere possibili. E che il suolo è una risorsa piuttosto che una semplice superficie da riempire con grattacieli ed edifici. Uno strumento molto utile è il database a cui tutti possono accedere disponibile all’indirizzo http://www.spaziaperti.fondazionecariplo.it/public/spaziaperti/lcchange.php. Tutti possono estrarre una matrice che mostra come le varie municipalità coinvolte nel progetto hanno utilizzato, nel corso del tempo, il territorio.

Nel contempo, però, la mostra mi ha proiettato in uno stato di tristezza e malinconia.  Una delle sensazioni prevalenti che ho avvertito era quella dell’inesorabilità del tempo che passa. È troppo tardi: i nostri genitori, forse, hanno colorato di grigio il nostro habitat in maniera irreversibile. La mia speranza, ovviamente, è che il progetto da cui la mostra ha preso il via (http://www.fondazionecarpilo.it/spaziaperti) continui a produrre interessanti output di ricerca e densi momenti di riflessione per pianificatori, cittadini e policy maker. Ma non è affatto facile scalfire il modo in cui le amministrazioni locali continuano a pianificare gli spazi aperti e a intenderli come qualcosa da riempire a tutti i costi – non importa con che cosa! Secondo troppi amministratori, basta fornire le indicazioni sulle cubature e il gioco è fatto!

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There are some issues that come before any place branding stuff. Land consumption is a really pressing issue today, especially in our country. The exhibition which took place at Milano’s Triennale from September, 23rd to October, 9th was a meaningful example of the increasing attention given to this theme. Its aim was to direct attention towards the spaces located near the EXPO 2015 area: these spaces are the few green and still virgin areas left in Milan. Losing them would be terribly bad. A series of photographs (like the one displayed below) portrayed these unusual landscapes in a very interesting way. It is difficult to imagine that a few kilometres from Milan you can easily find rivers, trees and unpolluted zones. A bucolic scenario that is surprisingly just a step beyond the urban jungle of buildings, factories and billboards that we are used to walking through.

Not only pictures and poetry, because this visual reportage is part of a wider scientific inquiry performed by the Politecnico di Milano about land use and empty spaces. This project was aimed at highlighting the risks of an over-consumption of our territories and to draw the public’s attention to the key role kept by these untouched spaces for the quality of our life. The study shows that we cannot afford to lose these green spaces: without them the soil wouldn’t be capable of absorbing CO2, one of the most dreaded greenhouse gasses.

Occasions such as this exhibition are without doubt essential moments for both the scientific and the business community. It is vital to firmly state that fierce and unplanned land consumption must be tackled and that soil is a resource rather than simply a surface to be developed with buildings. A very useful tool is the free-accessible database created during the research. Anybody can get on http://www.spaziaperti.fondazionecariplo.it/public/spaziaperti/lcchange.php and extract a matrix showing how the land of the municipalities located in Milan’s hinterland has been urbanised. At the same time, the exhibition has been for me a sorrowful moment because the prevailing feeling was that time was (and still is) running out. We are too late: our parents have coloured grey our habitat in an irreversible manner.

My hope is, obviously,  that the overall project which the exhibition stems from (http://www.fondazionecarpilo.it/spaziaperti) will carry on producing interesting research outputs and meaningful occasions for exchanging ideas among citizens, councilmen and urban planners. My worry is that, as usual, Italian local administrations will keep on applying their standard view on empty spaces within cities as something to be immediately filled – it does not matter with what. Just provide the indication of the cubage and we are fixed!

 

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