Venezia, solo andata / One ticket to Venice, one way

28/09/2012 § 1 Commento

Massimo Giovanardi

[For the English version see below]

an overcrowded Venice

In questi mesi sono capitato spesso a Venezia, il brand territoriale italiano più noto insieme a Firenze e Roma. Un amico ha deciso di trasferirsi lì da Ravenna, approfittando di una casa di proprietà della sua famiglia. Ora l’appartamento è stato ristrutturato e ha ripreso vita. Sarebbe molto più conveniente per lui affittarlo per piccoli periodi e ricavarci ogni volta un compenso astronomico. Seicento, forse anche mille euro a settimana.

Passeggiando con Lorenzo per le calli, è più che evidente il suo attaccamento profondo per la città senza automobili. Conosce tutti i nomi dei palazzi e le rispettive storie. Conosce le scorciatoie per bypassare gli itinerari più affollati. Conosce diversi veneziani residenti e alcune piccole botteghe. Girando per Venezia al suo fianco quasi mi dimentico di essere nella Venezia ‘disneyficata’ che sta perdendo abitanti in favore di turisti ed escursionisti ‘intercambiabili’. In una città che di giorno strabocca di viandanti e di notte langue, come se prendesse respiro prima di un altro bagno di folla. In un ‘patrimonio dell’umanità’ che sembra essere a tratti solo il patrimonio di coloro che ‘guardano e passano’, senza abitarci.

“Una volta c’erano un sacco di bambini che giocavano per la strada, tu crescevi davvero in questo modo” mi spiega Lorenzo. Un problema condiviso con molti centri storici italiani, certo. Ma a Venezia “gli uffici postali adesso sono aperti solo la mattina”, segno che i problemi urbanistici della città hanno raggiunto dimensioni impensabili. In ‘controtendenza’, il mio amico ventisettenne vuole spostare la sua residenza qui.

A un tratto del nostro itinerario entriamo in una enoteca vicino campo santo Stefano. Dobbiamo comprare il vino per la cena. Entrando vedo una distesa di bottiglie costosissime e alcuni clienti dagli occhi a mandorla, che stanno tirando fuori una banconota da 200 €. Essendo ospite, pensavo di pagare io il vino: ma quanto spenderò? Sto davvero per rimanere incastrato nelle pastoie della città turistica? L’attimo di panico dura poco: intravedo dalla parte opposta una serie di damigiane con gli spillatori infilati. Il mio amico mi dice che lui e il suo coinquilino sono soliti comprare il vino in questa modalità. Una bottiglia (in plastica) di ottimo Pinot da un litro e mezzo: totale quattro euro. Eureka! A Venezia il vino al dettaglio può costare meno che altrove.

Questo piccolo aneddoto, che forse ho sovraccaricato di significati, mi ha riempito di stupore e felicità. Semplificando, il vino costoso in bottiglia è quello ‘dei turisti’, mentre il vino economico (ma ugualmente buono) delle damigiane è quello ‘dei residenti’. Segno che le due vocazioni della città possono ancora coesistere e scorrere fianco a fianco nella stessa bottega. Questo è il mio augurio. Sì, forse anche io a Venezia potrei viverci. E voi?

– – – –

In recent months I have visited Venice a few times…it is certainly the most famous Italian place brand together with Florence and Rome. A friend of mine has chosen to move there from Ravenna, by taking advantage of a house previously owned by his family. Now, the first-floor flat appears to be totally renewed and has come to life again. It would be more convenient for him to give it away for short-term rent and make a lot of money from it. 500 €, maybe 1000 € per week.

Walking with Lorenzo along the calli is a proof of his deep attachment to the city without cars. He remembers the names of all the buildings and the story of each of them. He knows the shortcuts to avoid the more congested routes. He knows several Venetians inhabiting the city centre and many shopkeepers. Hanging out in Venice in the company of Lorenzo almost makes me forget being in a ‘disneyfied’ city that is losing its dwellers while gaining an increasing number of interchangeable tourists and one-day trippers. It is a city that couples a daily crowd with a quiet night, as if the urban fabric had to take a breath before going on to the next walkabout. It is a UNESCO world heritage site that sometimes seems really to be ‘tailored’ for those who just ‘pass and go’, without living it.

“Unce upon a time there were a lot of children playing on the streets, you could really grow up in this way” recounts Lorenzo. This is a very common problem that is being experienced by dozens of Italian historical city centres. However, in Venice “the postal offices are now open only in the morning”, a signal that the problems dealing with urban planning are far from a lightweight. Following a sort of countertrend, the 27 year old Lorenzo would like to take up residence here.

At one moment during our walk we enter a wine shop nearby Campo Santo Stefano. We have to buy some wine for dinner. As soon as I enter, I notice a couple of Asian tourists taking a 200-euro note out of their pockets. Since I am a guest here, I would like to pay for the wine for my friend: but how much will I spend? Am I really going to be trapped in a sort of unexpected sightseeing tour? The panic attack lasts for a few seconds: on the other side of the shop I glimpse some demijohns from where the wine can be drawn. My friend tells me that he and his flatmate always buy wine in this way. A plastic bottle of an excellent Pinot, one litre and a half: 4 €. Eureka! In Venice wine can cost less than somewhere else.

Maybe I have loaded this short anecdote with a surplus of meanings, but it astonished and amused me. To simplify, the expensive wine the one in the bottles) is the wine ‘for tourists’, while the cheap one (in the demijohns, but equally good) is the wine ‘for residents’. This tells us that the two vocations of the city can still coexist and be experienced within the same little shop. That’s my wish. Yes, I could also be willing to live in Venice. And you?

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§ Una risposta a Venezia, solo andata / One ticket to Venice, one way

  • maryonn ha detto:

    Mi sono imbattuta per caso in questo post. Sono figlia di veneziani e nipote di abitanti delle isole di Murano e Burano.
    I miei genitori sono fuggiti da Venezia, come molti all’epoca, negli anni 50. Invivibile sporca e cara, chi poteva continuare a vivere lì quando la maggior parte delle abitazioni aveva il water in cucina (i miei nonni paterni l’avevano proprio là)? Adesso ci vivono due tipi di persone: chi non ha avuto il coraggio di lasciare, magari vivendo per un periodo di tempo al pianterreno con il rischio dell’acqua alta, e chi ha tanti soldi.
    Molti veneziani sono in terraferma, in varie località e hanno un rapporto di odio e amore con l’antica città.
    A me Venezia ha sempre fatto un strano effetto, fin da bambina quando trascorrevo qualche giorno dagli zii, che si sono trasferiti più tardi a Mestre, negli anni 70: mi sembrava (e mi sembra) di passare tramite una macchina del tempo in un’altra dimensione.
    Ammiro chi decide di punto in bianco di trasferirsi a Venezia, ci vuole coraggio. E’ senza macchine, ma quanti turisti! Se hai fretta di recarti al lavoro o a scuola te li ritrovi sempre tra i piedi. Io ho studiato e lavorato a Venezia e so che è così.
    Quello del vino al dettaglio è una lunga tradizione veneta, io non bevo vino ma vedo molte persone che lo comprano, sia a Venezia che in terraferma.
    Ovviamente a Venezia c’è il modo di spendere tanto, ma anche di spendere poco, altrimenti gli abitanti come farebbero a continuare a vivere? Adesso ci sono anche supermercati convenienti (come quello di piazzale Roma), fino a qualche tempo fa non c’erano neanche quelli e moltissimi amici miei venivano a fare grossi acquisti in terraferma.

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